Template realizzato da Finestrella, e manipolato, mangiucchiato e pasticciato da LeeLoo&LaFab che di domenica
pomeriggio non avevan di meglio da fare...
Uno speciale grazie a LeeLoo che ha maledetto col sorriso tutti i programmi di fotoritocco.
Una settimana in giro per l'Italia, nemmeno torno a casa e già mi ritrovo lanciata in quel che è stato definito l'evento dell'anno. -Roba seria!!- Mi chiedono se prendo droghe... La risposta è no, ma potrei averne bisogno di questo passo :P Tutto calcolato, programmato, fino all'ultimo dettaglio. -I padroni di casa hanno fatto un'opera sensazionale!- C'erano tappeti, tende, candele, veli, incenso fumante. Persino il narghile, con tanto di tabacco alla mela. Tutti rigorosamente travestiti a tema, e il famigerato (ormai) benestare da firmare all'ingresso. -Al contrario, ovviamente- Mi sono divertita da morire. Come ogni volta, con loro. Che sono pazzi oltre ogni immaginazione. Ho ripreso delle scenette spettacolari. Ho riso a crepapelle. Ho fatto anche un tete a tete con il narghile, ma soprattutto con la mela verde profumatissima che si bruciava lissù. Una bella serata. Sì. Una bella serata.
A parte ritrovarsi alle 4 del mattino il coinquilino svenuto in giro per la città. Un giorno di questi mi farà venire un infarto, quello lì. :P
Alle volte mi sveglio... e mi sembra di non sentire più niente. Come se la mia anima si fosse congelata sotto la coltre spessa di una neve senza speranza di sole, insieme a tutto quel brutto e nero ammasso di ricordi e ferite che ancora fanno sangue, a giorni alterni. Alle volte ho come l'impressione che la mia pelle si sia costruita uno scudo protettivo attraverso il quale non passa nulla. -Neppure l'aria- Alle volte mi rendo conto di vestire abiti non miei, mostrando una forza che non mi appartiene, una superiorità che non è mia, una personalità dominante che non fa per me, con ironia e spirito eclatanti, quasi. E lo faccio senza mostrare nemmeno uno dei mattoncini rotti che ho sul fianco. -Sono proprio brava- E poi mi rendo conto che in quei vestiti proprio non ci so stare. Ma non li posso più togliere. Mentre dentro tengo chiusi buchi. Celati, al buio. Perché nessuno li veda. -Nemmeno io- Alle volte mi sveglio e... cerco un profumo. Ma l'aria è. Inodore. Insapore. Incolore.
a) Prima o poi, volente o nolente, ci inciampo, tra le tue cose. Che sia uno sguardo per strada, un messaggio scritto in verde, un post chissà dove, un ricordo, un pensiero, un'ombra negli occhi, una sensazione. Io, tra le tue cose, ci inciampo. E mi infastidisco un sacco. E spero di non caderci. E, magari, anche di non inciamparci più. Ché mi sono abbastanza rotta. Di te, del tuo mondo, e di tutto il resto.
Non me ne vogliate. Se scrivo disordinato. E' un periodo un po'... così.
So che la mia presenza è difficile da gestire, perché difficile da comprendere. Ma funziona tutto così. E' semplice. Cerco la comprensione, io. -Quella sensazione di benessere che si annida sotto la pelle e arriccia le labbra. Che permette di togliersi la giacca.- Ho sete di braccia aperte, bramo attenzione, e la rifuggo al contempo perché odio quel senso di soggezione che mi prende alla gola. Quel senso di disagio. Che spunta perché ogni parola, oggi, mi sembra aggressione. Ogni respiro un attacco. E fuggo nell'angolo, spalle al muro, lacrime nascoste tra le palpebre, desiderio di sparirefuggirecancellare. Come sabato, quando volevo andare dai miei boys, e mi sono ritrovata con persone che non conosco, non frequento, che mi attaccano e alle cui provocazioni io non so rispondere, né sorridere. (Ma l'ho fatto per lei) E' una caccia, la mia. Una caccia silenziosa. Sommessa e discreta. Caccia all'affetto. Dietro quei sorrisi solari si nasconde una grande lacrima, terza ciglia a destra. Una goccia salata che inonda i pensieri, e li fa annegare. Un pianto soffocato, rinchiuso. Che non si può tirare fuori, perché per il mondo è più facile capire un sorriso. Così lo imbavaglio, il pianto, e lo mando giugiugiù. Ché il pianto è additato e giudicato. Il sorriso no. Tutti sono felici, quando hanno accanto qualcuno che sorride. E' più semplice da gestire. Più leggero da indossare. Niente di impegnativo. Niente di coinvolgente. (Giusto quell'effimero piacere che si ha nel bere una birra insieme e parlare di cose inutili) E tutti quei balli, e quelle espressioni di gioia, sono l'espletazione codificata di quel pianto. Quel pianto è impotenza. E' la disperazione dello stare lì, e non poterci far nulla. Presenziare. Osservare. E' l'incapacità. E' un bisogno che non si può tirare fuori. E' un sentimento soffocato che picchia forte... ma che sento solo io... E' un dolore. E' la diperazione. E' la mancanza. E' il buco dell'assenza.
Solo vincere la pigrizia ti può portare a smettere di non_vivere.
Resto confusa, io. Sull'orlo del giorno. Mille le cose da fare, ancora. Ma i miei pensieri ciondolano tra ieri e oggi, senza posarsi a terra. Senza decisione.
Mi sento chiusa in un piccolo recinto che mi toglie la libertà di essere me.
Dopo gli 8 giorni trascorsi a trotterellare in giro senza sosta, mi sono fermata. Un attimo. -Fermata-
E ho incontrato, nell'angolo della stanza, ad aspettarmi, lettere vecchie di anni. Pensieri dal sapore marcio. Parole che avevo lasciato ad ammuffire, nella scatola del dimenticatoio. Ho ritrovato tutto lì, quasi per caso. Buttato a casaccio tra le poche foto rimaste di un periodo che me le ha portate via tutte con una folata di vento e un pizzico di menefreghismo altrui. Tra quei verbi meticolosamente studiati, c'era tanta amarezza. Nel rovistare... una fitta al cuore.
Non ricordavo quasi più quanto male mi avesse fatto. Non ricordavo quasi più quanto sono brava a perdonare gli altri e non me stessa. Non ricordavo quasi più come era iniziato quel periodo neronero. Non ricordavo quasi più che proprio lui avesse detto quelle cose. Non ricordavo quasi più che proprio io avessi lasciato correre.
Ho richiuso la scatola. L'ho rimessa in ordine, stavolta. Niente angoli, o coperchi. E' lì a vista, perché io me ne rammenti. Nella fretta, morsa dalla tarantola del ricordo, ho anche cancellato un paio di cartelle belle. Che non riavrò. Ma pazienza.
La vita va avanti.
Ho ritrovato anche parole sparse su terreno di non belligeranza. Mi sono fermata. Ho guardato. Ho deciso di non replicare, di non riflettere, di non commentare nemmeno a me stessa. Ho deciso per il silenzio.
Ho ritrovato indifferenza. L'ennesima. Ma stavolta, davvero, non ho tempo né voglia per star lì a spiegarmela.
Ho ritrovato me. Ferma. Inquieta. Immersa nella voglia di capire, e nella maniera più sbagliata per farlo. La paura.
Mi sono girata. Ho rimesso il naso nella mia giornata al lago, trascorsa a ridere a crepapelle. E tutto va bene.
D'un tratto, quel respiro fatto d'ossigeno e vita e voglia, tirato a pieni polmoni, sparisce. E lascia spazio a... un fiume. Che scorre. Sulla mia pelle.
-Impermeabile-
Solo il sole ha bruciato la mia pelle, oggi. Solo il sole. -Soloilsole-
Sarà il riferimento a un film che adoro. Sarà il testo. Sarà la musica, così dolcemente costruita.
Ma...
A sentirla, mi si muove il cuore.
(Si muove con i ricordi. Li frulla, li sbatte. Mischia le emozioni. Si forma una schiuma, su, mentre l'ansia shakera il tutto. E' una sorta di subdolo cocktail, questa canzone.)
...This scar is a fleck on my porcelain skin...
...It's nothing but time and a face that you lose I chose to feel it and you couldn't choose I'll write you a postcard I'll send you the news From a house down the road from real love...
...Live through this, and you won't look back...
...There's one thing I want to say, so I'll be brave You were what I wanted I gave what I gave I'm not sorry I met you I'm not sorry it's over